Rinascere come Bella Baxter

Ora nelle sale c’è Bugonia, l’ultimo film di Yorgos Lanthimos.
Eppure, per diversi motivi, negli ultimi giorni mi sono ritrovata spesso a pensare a pensare a Bella Baxter di Poor Things. Forse perché, tra tutte le sue creature imperfette e straordinarie, lei è quella che mi somiglia di più. O forse perché, dopo la fine di una relazione importante, mi sono sentita un po’ come lei: costretta a rinascere, a imparare di nuovo come si vive, a rimettere insieme i pezzi di me stessa.

Quando una relazione finisce, non è solo una storia che si chiude.
È una casa che crolla dentro di te, una lingua che smetti di parlare, un modo di respirare che devi reimparare da capo. E non importa quanto tempo sia passato, né quanto la decisione sia stata giusta: ogni volta che ti svegli la mattina nei primi giorni, c’è un piccolo momento — quello tra il sonno e la veglia — in cui dimentichi tutto. E in quell’attimo sospeso, il mondo sembra ancora intero. Poi la realtà rientra come una marea fredda e ti ritrovi di nuovo lì: da solo, davanti a un silenzio che non conoscevi più. È in quei momenti che ho pensato a Bella. Lei che rinasce letteralmente in un corpo nuovo, con una mente che deve imparare da zero cosa significa essere viva. Che non sa cosa siano la vergogna, la paura, le convenzioni. Che attraversa la vita come una bambina curiosa, poi come una donna affamata di mondo, poi come un’anima che trova il proprio posto. Mi sono riconosciuta in lei, non per il suo destino straordinario, ma per quella sensazione di rinascita forzata. Di dover ricominciare a camminare con gambe che non ti appartengono più, in un mondo che non ti riconosce.

Dopo la fine di una relazione importante, ti ritrovi a essere una versione intermedia di te stesso: non sei più chi eri con quella persona, ma non sei ancora chi diventerai senza di lei.
È uno spazio sospeso, un limbo emotivo in cui tutto sembra provvisorio.
Ti muovi tra le cose come se fossero di qualcun altro: la tazza del caffè, la musica che ascoltavi, persino i vestiti che indossi. Ogni gesto è un eco di un’abitudine passata.
All’inizio la vita è goffa, come Bella quando prova a camminare per la prima volta.
Ti senti fragile, spaesato, un po’ ridicolo persino. Non sai dove mettere le mani, non sai cosa dire agli altri quando ti chiedono “come stai”. Ti rifugi nel lavoro, negli amici, nelle serie TV. Ma sotto tutto questo rumore c’è una domanda che continua a bussare: chi sono adesso?

Poi, senza preavviso, arriva la tristezza. Non quella drammatica dei film, ma quella che ti accompagna silenziosa nelle piccole cose. Quella che ti prende la sera, quando spegni la luce, o mentre cucini per uno solo. È una malinconia che non fa rumore, ma scava. Ed è proprio lì, nel fondo di quella tristezza, che succede qualcosa: inizi a riconoscere la libertà.
All’inizio spaventa più dell’assenza. È un vuoto che devi riempire con te stesso, e non sempre ti senti all’altezza. Ma giorno dopo giorno, impari. Come Bella, impari a guardare il mondo con occhi nuovi. Ti concedi di fare errori, di esplorare, di dire “no” e “” a cose che prima non avresti mai accettato. Ti sorprendi a ridere di nuovo, a ballare in cucina, a parlare con persone che non conoscevi.

Impari nuove cose di te, ma lo fai per fasi. Per esempio, una delle prime cose che Bella scopre è il piacere. Non come strumento di potere o come bisogno di approvazione, ma come linguaggio naturale del corpo. La sua curiosità la porta a esplorare senza giudizio, a capire che la sessualità non è peccato, ma conoscenza di sé. Dopo la fine di una relazione, succede qualcosa di simile.
All’inizio ti senti estraneo al tuo corpo, come se appartenesse ancora a qualcun altro. Ti accorgi che certe carezze non le desideri più, che altre ti mancano, e che tutto va ripensato da zero.
Non è solo un risveglio fisico: è una riscoperta di te stesso come essere intero, non più metà di un noi.
È lì che inizia la guarigione — quando smetti di pensare al corpo come a un luogo di mancanze, e lo riscopri come casa.

Poi c’è il viaggio. Per Bella, quello letterale: lascia Londra e attraversa il mondo, scoprendo città, culture, ingiustizie, libertà. Per me — e per molti — il viaggio dopo una separazione è più simbolico, ma non meno reale. È il momento in cui senti il bisogno di muoverti, di cambiare prospettiva, di respirare aria nuova. A volte basta un weekend altrove, un treno preso da sola, o anche solo una passeggiata in un quartiere che non conoscevi.
Nel viaggio impari una cosa semplice ma fondamentale: il mondo continua.
Fuori dalla bolla della coppia, la vita non si è fermata. Le persone ridono, il sole sorge, la musica suona.
E tu, poco a poco, ricominci a farne parte. Come Bella, che all’inizio osserva il mondo con occhi grandi e stupiti, anche tu torni a guardare le cose con curiosità, senza lenti di giudizio. Capisci che il viaggio non è solo scappare da qualcosa, ma andare incontro a te stessa.

Bella, con la sua mente “nuova”, assorbe tutto: filosofia, politica, relazioni, sofferenza.
È una fame di vita, di sapere, di esperienze. Anche questo arriva dopo la fine di un amore.
Ti ritrovi a leggere, a studiare, a uscire con persone diverse, a interessarti di cose che prima non avevi tempo o voglia di scoprire. È un periodo di curiosità febbrile, ma anche di confusione.
Cerchi un senso, una direzione, e nel farlo, impari a conoscerti davvero. Capisci che la conoscenza non è solo capire il mondo, ma anche capire i propri limiti. E forse è proprio qui che nasce la prima forma di pace: quando smetti di cercare un ruolo da interpretare e cominci semplicemente a esserci.

L’ultima fase di Bella è quella in cui torna.
Non al punto di partenza — perché non si torna mai davvero indietro — ma a un equilibrio nuovo, più autentico. Ha visto il mondo, ha provato tutto, e adesso sceglie. Non subisce più, non esplora per curiosità: agisce per consapevolezza. A quel punto, qualcosa si allinea dentro di te.
Come Bella Baxter, non sei più la creatura incerta che cercava un posto nel mondo, ma una donna che ha imparato a camminare con le proprie gambe, a guardarsi allo specchio e riconoscersi.

Emma Stone in Poor Things. Photo Courtesy of Searchight Pictures.© 2023 Searchlight Pictures All Rights Reserved.

Forse questo è il vero senso della fine: non distruggerti, ma rivelarti. Mostrare chi sei quando togli tutti i ruoli, tutte le dipendenze, tutte le illusioni. E scoprire che, in fondo, sei molto più forte e più viva di quanto pensassi.
Quando penso a Bella Baxter adesso, non la vedo più come una donna che ha dovuto imparare tutto da capo, ma come una che ha avuto il coraggio di scegliere se stessa, anche quando non sapeva ancora chi fosse. E forse è questo che dovremmo fare tutti, ogni volta che la vita ci costringe a ricominciare: non cercare di tornare a com’eravamo, ma imparare ad amarci mentre diventiamo qualcun altro.
Perché la verità è che non smettiamo mai davvero di ricominciare.
Ogni fine è solo un’altra nascita, e ogni nascita ha bisogno di un po’ di caos, di goffaggine, di smarrimento. Ma se resti abbastanza tempo dentro quel caos, se impari a respirare anche quando tutto sembra confuso, un giorno ti accorgi che la vita — la tua vita — ha trovato un nuovo equilibrio.
Non perfetto, non stabile, ma vero. Onesto.
E in quel momento, ti senti libera.

Come Bella Baxter.
Come una donna — o un uomo — che ha imparato, finalmente, a vivere di nuovo.