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Per Laura, medico e artista, l’arte è respiro e medicina: cura il burnout, apre empatia, accende la vita. Tornare a creare è tornare a sé, tra luce e ombra, tra…

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Non ha scelto la fotografia: un soggetto immobile gli si è piazzato davanti, un sussurro tra le mani. Da allora osserva crepe, silenzi, muri che cadono e il tempo che…

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E se gli alberi neri potessero parlare, probabilmente non direbbero nulla di eroico. Direbbero solo: Non abbiamo bisogno di essere salvati. Abbiamo bisogno di essere guardati fino in fondo.

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La sua pittura cerca una nostalgia felice: una memoria che illumina invece di trattenere, che riscalda invece di stringere. Di fronte alle sue opere affiora spesso una strana familiarità, come…

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Si dice che Filippo Venturi abbia attraversato una frontiera che non figura su alcuna mappa. Non una linea, ma un’oscillazione: il tremolio che precede un ricordo o il margine in…

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L’arte di amarsi, Letizia l’aveva imparata tardi, e con fatica. Prima di donarla alle altre donne, l’aveva ricucita dentro di sé, punto dopo punto, come un vestito fatto a mano.…

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Euridice e Orfeo: l’Inferno che ci appartiene

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Si dice che ognuno debba scendere almeno una volta nel proprio Inferno. Non per abitarlo, ma per riconoscerlo.

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Brevi intrusioni del cielo in spazi che non gli appartengono, lasciando una traccia sottile, come un sogno che non si lascia afferrare.

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Munch, Amore e Dolore: l’abbraccio che divora

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Davanti a Amore e dolore, il rosso avvolge tutto. Un abbraccio che consola e distrugge, dove amore e dolore si fondono in un respiro sospeso tra desiderio e perdita, tra vita e memoria.

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Ci sono opere che non si limitano a farsi guardare. Ti chiamano piano, come un sussurro nel silenzio. “The Silent Voice” di Gerald Moira è una di queste: non parla, ma ti ascolta.

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Die My Love: il buio che conosco e quello che non avevo mai visto

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Il mese scorso mi sono ritrovata a vedere Die My Love, in anteprima al Rome Film Fest. Non ne sapevo quasi nulla: solo che raccontava la crisi di una donna dopo la maternità. Della depressione post partum, in effetti, non so niente. Non mi ha mai sfiorata, non l’ho mai immaginata davvero. Conosco l’altra, quella…

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Dopo cinquant’anni, The Rocky Horror Picture Show continua a spogliarci delle maschere. Perché la vera follia non è travestirsi, ma fingere di essere normali davanti allo specchio.

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Rinascere come Bella Baxter

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Negli ultimi giorni penso spesso a Bella Baxter. Forse perché, come lei, dopo la fine di un amore mi sono trovata a rinascere: a imparare di nuovo a vivere, a camminare con gambe nuove, dentro una vita che cambia.

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A volte penso che l’empatia sia come una corrente sotterranea: invisibile ma vitale. *Tron: Ares* lo racconta a modo suo — una corsa nel digitale per scoprire che nulla è eterno, tranne ciò che sentiamo.

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