Categoria: Arte
Arte che rimane dove duole.
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Si dice che Filippo Venturi abbia attraversato una frontiera che non figura su alcuna mappa. Non una linea, ma un’oscillazione: il tremolio che precede un ricordo o il margine in cui un sogno, per un istante, si finge vero.
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L’arte di amarsi, Letizia l’aveva imparata tardi, e con fatica. Prima di donarla alle altre donne, l’aveva ricucita dentro di sé, punto dopo punto, come un vestito fatto a mano. E quando finalmente capì che ogni corpo è un racconto — anche il suo — decise di condividere quella scoperta.
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Brevi intrusioni del cielo in spazi che non gli appartengono, lasciando una traccia sottile, come un sogno che non si lascia afferrare.
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Ripensare a Luca Pozzi è sfiorare una storia che precede se stessa: come Dirac cuciva universi, lui intrecciava arte e scienza, rivelando che il reale è solo una delle sue molte forme possibili.
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C’è qualcosa di goethiano in Jacq: vive ogni emozione come prima e ultima insieme. Dipingeva volti e storie, lasciando che gli altri completassero lo sguardo.
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Marco Rèa ha capito che l’arte non è aggiungere, ma togliere. Scavare nel visibile fino a far emergere ciò che resta. Come un triangolo invisibile che parte dalla terra e sale verso la luce.
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Davanti a Amore e dolore, il rosso avvolge tutto. Un abbraccio che consola e distrugge, dove amore e dolore si fondono in un respiro sospeso tra desiderio e perdita, tra vita e memoria.
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Ci sono opere che non si limitano a farsi guardare. Ti chiamano piano, come un sussurro nel silenzio. “The Silent Voice” di Gerald Moira è una di queste: non parla, ma ti ascolta.
